Lussazione abituale della spalla – Parte 2

La spalla è l’articolazione più mobile del nostro organismo: grazie a essa si eseguono movimenti molto complessi. La mobilità della spalla nello sport rappresenta, però, un’arma a doppio taglio: permette infatti elevate performance atletiche ma è, al contempo, vulnerabile, in quanto la stabilità dell’intera regione è diminuita.

La duttilità articolare della spalla, associata alla possibilità di esprimere grande potenza, espone dunque le strutture anatomiche al rischio di lesioni in diverse attività sportive (tennis, basket, pallavolo, baseball, golf, sci, football). I numerosi muscoli che compongono la spalla, permettendole di mantenere una posizione di equilibrio sono: il trapezio, il sottospinato, il pettorale, il deltoide, il sovraspinato, il sottoscapolare, il piccolo rotondo e il grande rotondo. Questi muscoli, con la loro contrazione tonica, stabilizzano la spalla impedendone la lussazione (fuoriuscita della testa omerale dalla cavità glenoidea).

L’infortunio più comune che riguarda l’articolazione della spalla è proprio la lussazione, un evento traumatico che causa la perdita dei rapporti reciproci tra i capi articolari di un’articolazione e che in genere avviene  per caduta sull’arto superiore in posizione abdotta ed extraruotata.

E’ particolarmente frequente negli sport di contatto, come l’hockey, il basket, il rugby, il baseball, ma si riscontra anche nello sci, nel judo, nel surf e nel calcio (più spesso nei portieri).

Lussazione traumatica

atraumatica

Può verificarsi per un trauma (lussazione traumatica) o per un movimento di extrarotazione improvviso, per esempio nuotando (lussazione atraumatica) o anche per l’esecuzione non corretta di un esercizio.

Per ridurre i sintomi prodotti dalla lesione della cuffia dei rotatori ci si basa quindi su un approccio conservativo: farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), infiltrazioni, crioterapia, terapia fisica, riposo dalle attività che producono dolore, programmi riabilitativi basati sulla terapia manuale, esercizi neuromuscolari (propriocettivi-coordinazione) e sul rinforzo muscolare.

L’intervento chirurgico diviene quasi d’obbligo in caso di frequenti lussazioni.

In genere, i tempi di recupero in caso di lesione sono piuttosto lunghi: solo dopo quattro o sei settimane si possono iniziare esercizi attivi di intensità crescente nel tempo che, dopo 4-6 mesi dalla lesione, restituiranno alla spalla buona parte della forza che aveva precedentemente all’infortunio.

Dopo il lavoro preoperatorio, una prima fase postoperatoria, della durata di tre-quattro settimane, prevede l’utilizzo a scopo protettivo di un tutore; possono essere introdotti precocemente esercizi attivi per i muscoli fissatori della scapola, oltre a una mobilizzazione passiva in elevazione ed extrarotazione. L’obiettivo è quello di mantenere una buona escursione articolare della spalla evitando l’insorgenza di rigidità.

La seconda fase, fino alla sesta-ottava settimana, prevede il passaggio dalla mobilizzazione passiva ad attiva, per arrivare a incrementare ulteriormente il ROM della spalla e la prestazione delle strutture contrattili diminuendo il dolore.

Recupero post operatorio, graduale, guidato per passare dal tutore al gesto atletico

La terza fase, fino alla dodicesima settimana, si caratterizza per la ricerca dell’escursione attiva e passiva completa e della massima forza muscolare, prevedendo la prosecuzione dello stretching e della mobilizzazione articolare, degli esercizi isotonici, della mobilizzazione in intra ed extrarotazione, degli esercizi per i muscoli fissatori della scapola,  e dei movimenti completi di inflessione, estensione e abduzione.

Da qui in avanti entra in gioco la figura del laureato in Scienze Motorie, il quale dovrà aiutare l’atleta a recuperare e a migliorare non solo le sue abilità motorie, ma anche le sue abilità propriocettive e ad acquisire sicurezza dal punto di vista psicologico nel compiere il gesto atletico con l’arto che ha subito l’intervento chirurgico.

… segue…

 


 

Tommaso Lavagnoli
by Gymnasium

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